LA COMUNITA' PASTORALE "SANTI APOSTOLI", MILANO

 

S.Calimero. Via S.Calimero, 5. (MM3 Crocetta; bus 94; tram 16)

 

Salone di S.Eufemia, Piazza S.Eufemia, 2. (bus 94; tram 15)

 

San Nazaro Maggiore, Piazza S.Nazaro, 5. (MM3 Missori; tram 16)

 

San Nazaro è una delle chiese di Milano di origine più antica (IV secolo) sorge sul luogo della Basilica Apostolorum, una delle cinque basiliche maggiori della città tardoromana.

Originariamente costruita fuori le mura della città lungo al Via trionfale verso Roma, presso la l’omonima porta per volere di Ambrogio e dell’allora imperatore Graziano, la Basilica venne progettata sul modello della basilica Apostolorum sulla via Appia, presso Roma, dalla quale papa Damaso avrebbe inviato dei brandea (stoffe) venuti in contatto con le reliquie degli apostoli Pietro e Paolo. Nei progetti la basilica milanese avrebbe dovuto presentarsi a navata unica, delle stesse dimensioni di quella romana, con l’abside separata dal presbiterio da un triforio (fornice tripartito) per creare un sacello, altare al centro della navata, sulla quale si aprivano due mausolei parimenti separati dalla navata centrale da trifori; i mausolei equivalevano anche per dimensioni al mausoleo (singolo) della basilica romana.

 

Dal 384 al 386, anno della consacrazione, il vescovo milanese operò un cambio di rotta nel simbolismo della pianta della basilica trionfale, rinunciando al deambulatorio e realizzando la prima basilica a croce libera dell’occidente cattolico, consapevole della provocazione che innescava nei confronti dei cristiani ariani, avversi al simbolismo della croce. Pur essendogli venuto a mancare il sostegno di papa Damaso, morto nel 384, Ambrogio ribadì la sua assoluta fedeltà alla cattedra di Roma nella persona di papa Siricio (384-399).

Rinunciando così al deambulatorio e trasformando i mausolei previsti per i membri della corte imperiale in bracci del transetto, Ambrogio trasformò la pianta in crux capitata (croce libera).
 

 

 

 

Nel 395 d.C. vi vennero traslate le spoglie di S. Nazaro, come recita l’epigrafe composta dallo stesso Ambrogio e conservata presso la Sacrestia:
 

Ambrogio ha fondato il tempio e lo ha consacrato al Signore con il nome degli Apostoli e con il dono delle loro reliquie.

Il tempio ha la forma della croce, il tempio rappresenta la vittoria di Cristo: la sacra immagine trionfale contrassegna il luogo.
All’estremità del tempio è Nazaro dalla vita santa e il pavimento è nobilitato dalle spoglie del martire. Là dove la croce ha legato il sacro capo piegandosi a cerchio, qui è l’estremità del tempio e la dimora per Nazaro che, vincitore per la sua fede, gode per la pace eterna.
Colui per il quale la croce fu palma di vittoria, nella croce è accolto”.

 

La sepoltura nei pressi delle reliquie della basilica Apostolorum et Sancti Nazari divenne di lì a poco ambitissima: più si era vicini all’altare e più si era sicuri della grazia per contatto. All’esterno della basilica, infatti, tutto intorno all’abside e ai bracci del transetto, si appoggiarono ai muri piccoli mausolei privati e tombe, quasi a voler cercare la protezione dei santi apostoli e del martire milanese. Le tombe rinvenute negli scavi sono risultate tutte prive di corredo, con casse funebri in sarizzo.

Se il cimitero all’esterno della basilica si riempì di personaggi in grado di conquistarsi, per merito e per censo, questa santa protezione, all’interno della basilica trovarono posto i personaggi legati alla corte imperiale milanese.

 

Nel IV e V secolo le sepolture si disposero intorno all’altare maggiore e quindi alle reliquie degli apostoli.

Dopo un incendio nel 1075 fu ricostruita in forme romaniche utilizzando i muri perimetrali paleocristiani; tipicamente romanica è la struttura interna a campate con volta a crociera ed il tiburio ottagonale, il cui esterno, alleggerito da logge è assai simile a quello di S. Ambrogio.

 

Due importanti aggiunte cinquecentesche caratterizzano la chiesa di San Nazaro.

La prima è la cappella Trivulzio, sorta di "torre portico" in mattoni e pietra collocata al posto della facciata, dall'interno ottagonale in cui sono ricavate diverse nicchie con le tombe dei Trivulzii. Al centro doveva essere posto il monumento equestre progettato e cominciato da Leonardo per onorare il maresciallo Gian Giacomo Trivulzio: i lavori di costruzione del mausoleo, addizione rinascimentale della chiesa paleocristiana, furono avviati dal Bramantino (Bartolomeo Suardi) nel 1511, e più volte interrotti e ripresi da altri per concludersi con il completamento della cupola verso la metà del Cinquecento, senza mai arrivare alla finitura degli esterni, che pertanto mantengono, fino ad oggi, il carattere scarno e forte che li contraddistingue.

Più tarda (1540) è la cappella di Santa Caterina, sempre a pianta centrale, posta presso un braccio del transetto sinistro. La cappella è affrescata da Bernardino Lanino, allievo di Gaudenzio Ferrari, ed ospita una vetrata il cui disegno è attribuito a Luca di Leida, maestro pittore e incisore olandese del primo Cinquecento.

 

L'aspetto romanico è stato ripristinato negli anni Trenta del Novecento dal momento che la chiesa aveva infatti subito, nei secoli, numerosi restyling.

 

Luca Vonella e Cesare Facchetti


 

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